Una vicenda di amore e avventura in cui compare anche un misterioso giovane Napoleone

Si presenta a Mondovì un avvincente romanzo storico-marinaresco

venerdì 2 dicembre 2011

MONDOVÌ - Si presenta sabato alle 18 a Mondovì, presso la Sala Convegni del Museo della Ceramica un romanzo storico estremamente avvincente e, per molti versi, originale. Si tratta di “Drea”, dal nomignolo del protagonista, scritto (per le edizioni Loffredo) da tre amici liguri: Adriano Basso, Stefania Demartini e Franco Paolo Oliveri. La prima singolarità sta proprio in un testo scritto “a sei mani”: un'impresa resa possibile, forse, solo grazie al computer che ha consentito di assemblare e armonizzare tre diverse sensibilità e tre diversi stili. Il risultato è sorprendente perchè Drea si legge tutto d'un fiato senza avvertire alcun salto stilistico: gli autori usano una lingua colta, ma efficace, un periodo impeccabile, ma scorrevole. La seconda singolarità (almeno in un periodo in cui domina l'approssimazione) è lo straordinario quadro storico realizzato dagli autori. Frutto di una ricerca (d'archivio, sui luoghi, nelle testimonianze) evidentemente approfondita, che, però, non non viene mai proposta in maniera didascalica o didattica. Il lettore trova Monterosso, Genova, Livorno, Napoli, Marsiglia, la Corsica come riemergessero da fine Settecento, con i loro profumi, le loro strade, la loro umanità. Lo stesso avviene nei viaggi per mare, fra un porto e l'altro a bordo di leudi, sciabecchi, tartane, feluche. L'assenza di approssimazione storica è, probabilmente, il segreto di un'operazione vincente: quella di far vivere il lettore nel tempo e nello spazio di Drea.

Ma in quel tempo e in quello spazio gli autori riescono a far precipitare personaggi dell 'oggi, amici e conoscenti, descritti a tinte efficaci e appassionate, affiancati a personaggi storici: lo stesso Napoleone, l'attrice Celeste Coltellini e il prete-spia Patarino. Quasi un affresco d'avventura e d'amicizia, come se il primo movente fosse quello di un viaggio sentimentale di Adriano, Franco e Stefania fra le persone che amano.

Ovviamente il romanzo è anche altro, anzi, è principalmente altro: in nuce è un viaggio e una ricerca, da un porto all'altro, da una città all'altra, da un tempo all'altro. Ma questo viaggio è solo in parte nello spazio - anche se Drea trova se stesso nell'ebbrezza del navigare e dell'avventura - e molto di più nello spirito. La storia, del resto, ha tutte le caratteristiche di un percorso di maturazione culturale e sentimentale: il seminarista che viene proiettato nel mondo degli adulti dalla scoperta di essere il figlio bastardo di un ricco e ambiguo mercante, Andrea Balbi, l'uscita dall'infanzia salpando verso l'orizzonte, alla ricerca del padre, ma anche delle sue vere radici.

E da un porto all'altro Drea diventa uomo, anzi, marinaio, nel corpo e nell'anima divezzato ai pericoli, alle fatiche, all 'intrigo, alla galera e al sesso. Ma il padre sfugge, come se evitasse sornione l'incontro col figlio di cui, ormai, conosce la ricerca. Del resto Andrea Balbi è un personaggio “numeroso” descritto (dalla gente che lo conosce, lo teme e lo ammira) come un opportunista, un avventuriero, uno scaltro. Solo una volta padre e figlio incroceranno lo sguardo in lontananza, solo una volta Andrea viene fatto parlare, rivelando curiosità e, forse, orgoglio per il figlio.

Si ha la sensazione che l'incontro col padre (se mai avverrà) sia la metafora di una maturazione esistenziale che Drea compie nel diventare un personaggio in qualche modo “ibrido”: mantiene la cultura e le passioni letterarie del seminarista, ma diventa artefice della propria vita, coraggioso e curioso (talvolta sino alla temerarietà) è pronto all'avventura anche intellettuale, al confronto con le idee dell'Illuminismo. È, in fondo, l'uomo del secolo che sta per iniziare, capace di una sintesi fra le contraddizioni e pronto a trasformare l'ideologia in prassi.

Fortunato e vincente (come tutti i personaggi d'avventura) finisce per essere travolto solo dalla sua inquietudine e dalla passione bruciando, così, la nascente amicizia per Claude de Beaux a cui lo legavano affinità e sentire, pur nella profonda differenza di estrazione e cultura.

Drea, quindi, come un eroe romantico (lungo il lunghissimo filone che va da Conrad a Pratt) affascinante e seduttore suo malgrado - intorno a lui ruotano gli intensi personaggi di Madrilena e Jeannette - ingordo di conoscenza e di futuro. In qualche modo un privilegiato, rispetto ai suoi coetanei di oggi, perchè gli adulti lo accolgono nel loro mondo con sbrigativa umanità, lo apprezzano, talvolta lo osteggiano o lo tradiscono, ma come uno di loro. Persino il padre sfuggente sembra trascinarlo verso l'avvenire. E lui è ben conscio del suo compito, quasi presagito dal finale “napoleonico” del libro. Non a caso Adriano Basso sta già scivendo un “sequel” sulla figura di Nabuliu/Napoleone, mentre Franco Oliveri è alle prese con un “prequel” per approfondire la figura di Andrea Balbi.

Claudio Bo